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In questo Paese e nella nostra Sicilia siamo abituati, me compreso, a guardare sempre “l’ultimo miglio” e non all’intero percorso delle vicende. Un po’ per pigrizia e un po’ per forma mentale. Tuttavia in questo momento storico della vita istituzionale e politica della Regione dovremmo tutti fare uno sforzo per valutare sul serio la gravità della situazione e percorrere la strada a ritroso che parta dal 2008. Dall’anno delle elezioni regionali con la schiacciante vittoria del Governatore Lombardo e del centrodestra. Una vittoria che ha attribuito al centrodestra una ampissima maggioranza,trascinata,anche,da roboanti annunci di grandi riforme e palingenesi economiche sociali e istituzionali. Invece, poiché il buongiorno si vede dal mattino, l’era del Lombardo governatore si è avviata nella più ordinaria e volgare gestione del potere su cui si è innescata quasi subito la reale crisi all’interno della maggioranza di centrodestra. E così, di fronte al fallimento politico di quella maggioranza uscita dalle urne, l’ambizioso Governatore, invece di prenderne atto, ha preferito buttare la palla in tribuna. Si sono tirati fuori dal cilindro i conigli identitari, i totem autonomisti, i governi per le riforme a geometrie variabili, tutto questo mentre nella Sicilia vera, quella delle persone in carne ed ossa, i problemi si sono moltiplicati. Basta ricordare le vicende dei rifiuti, prima a Catania e poi a Palermo, le crisi aziendali e occupazionali, l’annosa questione dei precari. Non c’è settore della società siciliana che non mostri febbre alta, nella totale inerzia di iniziativa di un presidente non interessato al governo dei problemi, ma solo alla pratica del sottogoverno. Ma se vogliamo percorre a ritroso la strada tortuosa di questa legislatura regionale, le ultime curve non possono che riguardare proprio il mio partito, il PD. Il PD ha perso le elezioni regionali ed è stato chiamato ad esercitare il ruolo di opposizione. E’ la ratio di una legge che consente l’elezione diretta dei governatori. Buon senso e linearità politica avrebbero che, soprattutto, il PD prendesse atto del fallimento del centrodestra e invitasse il Presidente a rassegnare le dimissioni. E invece a dicembre scorso c’è stata una assemblea regionale del PD in cui c’è stato un solo voto contrario alla decisione del segretario regionale del PD di aprire un credito al governatore Lombardo, già in minoranza, sulla cosiddetta finanziaria delle riforme. Rivendico con orgoglio quella posizione politica e soprattutto culturale, perché con i bari non si deve giocare. Infatti, senza ipocrisie, bisogna dire con nettezza che già si conosceva lo sbocco finale di quella apertura che ognuno ha declinato a modo suo a scapito del PD. Ora, leggiamo interventi di autorevoli rappresentanti istituzionali, dirigenti siciliani del PD lanciare inquietanti suggestioni autonomiste che fanno il paio con disarticolazioni trasformiste e gattopardesche già in atto nel centrodestra. Ma quali governi tecnici, quale salute pubblica. Si prenda atto di un fallimento politico e si lavori seriamente a costruire una alternativa. E’ la pubblica opinione che è disorientata da un atteggiamento così ambiguo da parte del nostro partito. Bene ha fatto il segretario nazionale a ribadire con fermezza che il PD è un partito nazionale. E comunque voglio anche ammettere che l’idea di una collaborazione con Lombardo possa essere maggioritaria nel gruppo dirigente regionale ma chiedo che queste scelte siano fatte fuori dai porti delle nebbie, al chiuso di alcune stanze, ma che si palesino pubblicamente. E la sovranità di queste decisioni non appartiene solo a noi ma ai militanti e agli elettori del Partito Democratico. Pertanto avanzo formalmente al segretario regionale Lupo la richiesta di promuovere un referendum tra iscritti, militanti ed elettori del PD, per conoscere la reale opinione della base sulla collaborazione con il governatore Lombardo. Basta schermaglie sugli organi di informazione e parola al popolo delle primarie, da qui a poche settimane. Diamo una prova di partito Democratico e ciascuno si rimetta alla volontà del partito e non di questo o quel dirigente. |